Vino, Birra, Enogastronomia e buona tavola

Se il vino biologico contiene sostanze chimiche

Scritto da 100vino • Mercoledì, 24 febbraio 2010 • Categoria: Normativa vinicola


Uso sostanze chimiche nel vino biologicoSi discute proprio in questi giorni a Bruxelles sulla nuova proposta di regolamento della Commissione Europea che riguarda il vino biologico e l'uso che viene fatto di sostanze chimiche nel processo di produzione. Come ovvio pensare, la proposta tende alla riduzione di queste componenti ma le associazioni di categoria italiane cercano di andare oltre richiedendo almeno il dimezzamento del contenuto di solfiti nel vino biologico per arrivare alla loro eliminazione non appena le tecniche di vinificazione e la sperimentazione richiesta lo consentiranno.

Un confronto difficile visto che Stati Membri quali Germania e Austria la cui realtà produttivi di vini biologici ha una certa importanza, pare si stiano decisamente opponendo alle ipotesi di limiti nell'uso dell’anidride solforosa, visto che i parametri da adottare sarebbero i medesimi a quelli stabiliti per i vini convenzionali.

Il nocciolo della questione risiede nel fatto che tali Paesi Membri sarebbero fortemente penalizzati dalla riduzione di queste sostanze chimiche proprio per le condizioni climatiche ed ambientali dei loro territori, non riuscendo - in assenza di questi - ad ottenere le medesime performance produttive dei vini biologici se confrontati con i paesi mediterranei.

Ricordiamo che l’attuale legislazione comunitaria prevede come limiti massimi di anidride solforosa (SO2), per i vini convenzionali rossi di 150 mg/l mentre per i vini Bianchi 200 mg/l.


Il punto quindi si sta spostando sul principio generale. Qual'e la definizione produttiva per descrivere il vino biologico in quanto tale?

Secondo Coldiretti un vino biologico deve essere considerato tale quando è prodotto nelle aree che hanno una vocazione e i requisiti per garantirne gli standard di qualità e tipicità. L'obiettivo è quello di offrire al consumatore un vino che si differenzi nettamente da quello convenzionale; mancata questa sostanziale differenza sarebbe molto difficile che incontri il favore di un significativo numero di estimatori visti i vini di eccellenza che già sono ampiamente diffusi e conosciuti nel mondo.

Oltretutto l’osservanza da parte del produttore, in vigna, delle buone pratiche agronomiche, inclusa la scelta delle varietà più adatte all’area di produzione, consentirebbe di ottenere uve di elevata qualità e - nel processo di vinificazione - permetterebbe la riduzione dell'uso di additivi o processi di lavorazione che si tradurrebbero in una forzatura del metodo di produzione biologico.

In Italia attualmente sono coltivati circa 30.000 ettari di vigneto biologico da circa 10mila aziende viticole situate per lo più nel centro sud Italia (in particolare in Sicilia, Puglia e Campania), anche se importanti produttori si trovano nel Veneto orientale dove si segnala un vivace distretto per il biologico nazionale.

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