Vino, Birra, Enogastronomia e buona tavola

Brunello. Un vino "esagerato"

Scritto da Lorenzo De Letteriis • Martedì, 13 aprile 2010 • Categoria: Brunello di Montalcino


Il Brunello è un vino dal color rosso rubino intenso e profondo, compatto e vivace, tendente al granato o già preziosamente granato con evolute e calde sfumature aranciate che, con l'invecchiamento, potrebbe evolversi in un vivo ed acceso bordeaux con unghia piuttosto bruna e mattonata.

Al naso, caleidoscopio di sentori come viola mammola, marasca, visciola, confettura composita, resina, sottobosco, pepe nero, cannella, legno aromatico e liquirizia in bastoncino.
Al gusto, corpo elegante ed armonico, sapore carnoso, asciutto e morbido di aristocratica postura, nerbo e razza, levigato e regale nella trama appena tannica e dotato di lunghissima PAI.

Ottimo equilibrio generale nella triade: Freschezza, Tannicità ed Alcolicità.

Se si è deciso di gustarlo da solo, è impareggiabile come vino da meditazione o tutt'al più come vino da conversazione, ma si abbina magistralmente con carni rosse stracotte, grigliate o brasate, anche cosparse di salse importanti o preparazioni a base di cacciagione o selvaggina da pelo, come cinghiale in agrodolce, lepre in salmì, eventualmente accompagnati dagli ubiquitari autunnali funghi e tartufi; inoltre, con arrosto di beccaccia e gallo cedrone, arista alla fiorentina e noce di vitello.


Il matrimonio perfetto è, però, con i primi piatti, come pappardelle al salmì di lepre, tagliatelle al tartufo e spaghetti dei colli con aromatico tartufo e sapidi filetti di alici.

Splendido anche l'abbinamento con salumi a pasta macinata tipo "salame toscano" o finocchiona. completata con i pungenti e speziati semi di finocchio.

Peraltro, il "mariage" più riuscito è sicuramente con i formaggi stagionati a pasta dura come grana padano e parmigiano reggiano e le tome molto invecchiate come pecorino stagionato di Pienza con foglie noce, marzolino di Pienza al peperoncino e tartufo e pecorino di Pienza al mosto.

Pur tuttavia, non sempre è possibile valorizzare tanto gli alimenti quanto i vini, in quanto ci sono situazioni in cui, l'abbinamento vino-cibo si nega totalmente.
Lo notiamo, ad esempio, nel caso in cui prendiamo in esame i pesci e non solo quelli delicati e leggeri che comunque non si abbinano facilmente ai rossi, ma anche quelli grassi ed elaborati, che troviamo in preparazioni complesse, accompagnate solo e soltanto da vini rossi.

Inoltre, identica problematica si riscontra con arrosti di carne bianca, perchè, per essere valorizzati, richiedono vini più leggeri e decisamente meno "prorompenti" rispetto all' "esplosivo" ed "indomabile" brunello di Montalcino.

Ecco, perché, il brunello, è universalmente considerato un vino "esagerato".

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4 Commenti

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  1. complimenti x l'articolo, ma vorrei sapere cosa significa PAI
  2. Grazie mille, Tony!
    La "PAI" è un parametro che si trova all'interno dell'esame gusto-olfattivo della scheda terminologica dell'A.I.S. "Terminologia per la degustazione del vino" !
    E' un acronimo indicante la "PERSISTENZA AROMATICA INTENSA" o "PERSISTENZA GUSTO-OLFATTIVA" o "RETRO-OLFAZIONE" e così discorrendo!
    La definizione, però, recita che la PAI è l'insieme delle sensazioni che restano in bocca dopo la deglutizione e l'ispirazione e che sfumano più o meno lentamente; la PAI è valutata in secondi.
  3. Caro Lorenzo, vista la tua preparazione nel mondo del vino..... vorrei capire per quale motivo sulle docg c'e' il collarino della tracciabilita' dell'azienda, mentre sugli i.g.t. questa cosa non esiste?. Grazie e buona serata.
  4. I vini V.Q.P.R.D.(DOC E DOCG), sono controllati durante tutte le fasi di produzione, da monte a valle, della filiera, ossia dal vigneto alla bottiglia.
    Da oggi è, finalmente possibile "tracciare" la storia di ogni bottiglia.
    Infatti, tramite internet, ogni consumatore potrà risalire dall'imbottigliatore alla data di imbottigliamento, dalla composizione fisico-chimica alla sua certificazione e così via.
    I vini a IGT non possono avere questo privilegio, poichè, gerarchicamente, si trovano più in basso nella metaforica "PIRAMIDE DELLA QUALITA" che vede al livello basale i VINI DA TAVOLA, al secondo gli IGT, al terzo ed al quarto, rispettivamente le DOC e DOCG, rappresentanti le categorie più nobili che, sebbene abbiano obblighi più severi, tuttavia privilegi sicuramente maggiori, tra cui portare il collarino della tracciabilità dell'azienda.

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