Vino, Birra, Enogastronomia e buona tavola

Un sorso di vino contro i titoli tossici

Scritto da Ciro Iodice • Venerdì, 27 marzo 2009 • Commenti 0 • Categoria: Mercati e Tendenze, Vino
Brunello di Montalcino
E’ meglio una cassa di Brunello di Montalcino d’annata o un pacchetto di titoli azionari della più grande azienda vitivinicola cilena? La seconda, ai tempi della crisi. Perché nella tempesta che ha travolto le Borse, il nettare di Bacco non ha perso il suo fascino. Anzi, si è rivelato un ottimo investimento.

Lo dimostrano i risultati dell’ultima indagine dell’Ufficio Studi di Mediobanca che ha riunito in un indice le società vinicole quotate, tra le quali purtroppo non figura alcuna italiana. Ebbene, le big del vino hanno resistito meglio delle Borse mondiali alla crisi finanziaria.

Nel 2008 il calo registrato dall'indice è stato infatti del 28,9% contro il -38,3% della variazione delle piazze internazionali e nei primi due mesi del 2009 l’indice vinicolo ha lasciato sul terreno solo il 3,3% contro la caduta del 15,3% dei mercati mondiali. L’indagine ha preso in esame le 97 maggiori imprese vinicole italiane che fatturano più di 20 milioni di euro e le nove maggiori società quotate internazionali con un fatturato superiore ai 200 milioni di euro.

Da gennaio 2001 l’indice mondiale delle società vinicole quotate (38 in 14 Borse la cui capitalizzazione, a fine febbraio scorso, era pari a 14,1 miliardi di euro) è cresciuto del 62,4% mentre nello stesso periodo le Borse mondiali hanno piegato del 31,6 per cento. Le maggiori crescite dal 2001, secondo l’indagine, sono state segnate dalle società vinicole cilene (+101%) e cinesi (+94%) anche se in entrambi i casi sono state superate dall’indice domestico.

Le più grosse soddisfazioni sono però arrivate dall’aziende vinicole di Francia e Nord America che hanno più ampiamente superato le rispettive borse (rispettivamente del 135% e del 103%).


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Crollano i prezzi dei vini francesi

Scritto da Ciro Iodice • Martedì, 24 marzo 2009 • Commenti 0 • Categoria: Champagne, Mercati e Tendenze, Vino

Crollo dei prezzi per i vini francesi
Anche i vini francesi, i grandi "crus", sono vittime della crisi economica che in Francia ha già messo ko il settore immobiliare.

Ed il mercato crolla: è successo all'annata più prestigiosa degli ultimi tempi, quella del 2005. Un "premier cru" di Bordeaux che si vendeva a più di 1.000 euro la bottiglia fino allo scorso luglio, sul mercato londinese oggi non costa più di 500 euro. Insomma, dopo l'esplosione delle "bolle" immobiliare e speculativa in Francia, ora tocca anche a quella del vino.

Naturalmente si parla dei vini che meritano la definizione di grandi "crus", prodotti straordinari e in alcuni casi unici, sia per provenienza (hanno questa denominazione concessa ufficialmente soltanto alcuni vigneti di qualità superiore), sia per annata.

Si tratta di etichette mitiche come Cheval-Blanc, Palmer, Yquem, Haut-Brion, Ducru-Beaucaillou: tutti prodotti che si quotano come in Borsa e i cui prezzi seguono spesso la curva del Dow Jones newyorkese.

Bottiglie di Mouton e di Latour 2008 quindi a 100 euro ad esemplare quest'anno? Non è impossibile. Gli esperti parlano di "crollo epocale" con prezzi in calo del 20%-30% per i "cru" medi (venduti intorno ai 10-20 euro alla bottiglia) e fino al 40-50% per i più noti "chateaux". Calo che sembra destinato a durare.



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il vino DOC non teme la crisi: Acquisti in crescita nel 2008: +7%

Scritto da Ciro Iodice • Martedì, 3 marzo 2009 • Commenti 0 • Categoria: Vino

Vino DOC
Gli acquisti familiari di vino a denominazione di origine (Doc/Docg) sono aumentati nel 2008 in valore del 7% in netta controtendenza rispetto ai consumi generali. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Ismea dalla quale si conferma che con una vendemmia nazionale attorno ai 45 milioni di ettolitri (+5%) si é verificato uno storico sorpasso quantitativo dell'Italia sulla Francia dove la raccolta dell'uva è stata stimata in calo del 5% per un quantitativo di 44 milioni di ettolitri.

Il 2008 - sottolinea la Coldiretti - si è chiuso con le esportazioni di vino italiano nel mondo che hanno raggiunto per la prima volta, secondo dati Istat, un valore di circa 3,5 miliardi di euro (+5%) grazie soprattutto alla domanda di Stati Uniti e Germania che sono i principali acquirenti, anche se la distribuzione del vino Made in Italy è in crescita soprattutto nei nuovi Paesi emergenti. Un risultato frutto anche di una crescita qualitativa della produzione Made in Italy con circa il 60% dei raccolti destinati alla produzione di vini Docg, Doc e Igt. Sono 477 i vini a denominazione di origine controllata (Doc), controllata e garantita (Docg) e a indicazione geografica tipica (316 vini Doc, 41 Docg e 120 Igt).

Negli Stati Uniti, nonostante il tasso di cambio sfavorevole, circa un terzo delle bottiglie di vino consumate é arrivata dall'Italia che si conferma leader davanti ad Australia e Francia. Negli Usa - precisa la Coldiretti - si bevono i vini rossi Doc/Docg della Toscana come il Chianti e il Brunello di Montalcino, ma anche i rossi piemontesi Barolo, Barbaresco, Barbera e Grignolino. Vini consumati anche in Germania dove si dirige una percentuale elevata delle spedizioni estere dei bianchi Doc/Docg del Veneto, come il Prosecco.


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