Se il vino biologico contiene sostanze chimiche

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Si discute proprio in questi giorni a Bruxelles sulla nuova proposta di regolamento della Commissione Europea che riguarda il vino biologico e l’uso che viene fatto di sostanze chimiche nel processo di produzione. Come ovvio pensare, la proposta tende alla riduzione di queste componenti ma le associazioni di categoria italiane cercano di andare oltre richiedendo almeno il dimezzamento del contenuto di solfiti nel vino biologico per arrivare alla loro eliminazione non appena le tecniche di vinificazione e la sperimentazione richiesta lo consentiranno.

Un confronto difficile visto che Stati Membri quali Germania e Austria la cui realtà produttivi di vini biologici ha una certa importanza, pare si stiano decisamente opponendo alle ipotesi di limiti nell’uso dell’anidride solforosa, visto che i parametri da adottare sarebbero i medesimi a quelli stabiliti per i vini convenzionali.

Il nocciolo della questione risiede nel fatto che tali Paesi Membri sarebbero fortemente penalizzati dalla riduzione di queste sostanze chimiche proprio per le condizioni climatiche ed ambientali dei loro territori, non riuscendo – in assenza di questi – ad ottenere le medesime performance produttive dei vini biologici se confrontati con i paesi mediterranei.

Ricordiamo che l’attuale legislazione comunitaria prevede come limiti massimi di anidride solforosa (SO2), per i vini convenzionali rossi di 150 mg/l mentre per i vini Bianchi 200 mg/l.

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